
La stagione 2024 ormai si è conclusa e nella baia dei Pirates di Albisola il tempo scorre lento sotto il sole cocente d’agosto.
Senza perdere tempo il front office e il coaching staff stanno piazzando i colpi che puntelleranno il roster pirata nella stagione 2025.
Per questa ultima intervista di “the Pirates voice”, edizione 23’-24’ non potevo che scegliere lui, il muro…il 46 del “black wall”.

Enrico grazie del tuo tempo, veniamo a noi.
Quando hai iniziato a giocare a football americano e quando te ne sei perdutamente innamorato?
Ho iniziato proprio qui nei Pirates nell’ormai lontano 2006, quando il football in Italia era molto più fisico e molto meno tecnico. Sicuramente fare a gomitate con uomini ormai maturi di 120, 130 kg mi ha insegnato molto. Di li a poco è arrivato il mio esordio contro i Giaguari Torino, indimenticabile. Partita dura, vero football sul campo, e dal quel preciso momento mi sono reso conto che sarebbe stato lo sport della mia vita!
Quando le offense avversarie vedono dietro la D-line Pirates il 46 sicuramente timore ne provano, in più sei l’unico pirata col viso dipinto da teschio, (fantastico mi ricordi il film cult “the program”). Come si avvicina Enrico ad un matchday?
Dal mio anno da rookie per scaramanzia mi tingo il volto e proprio il film The program mi ha dato questa idea.
La giusta carica per avvicinarmi al gameday è una meticolosa procedura che ormai ho adottato da tempo.
Gia dalla sera prima inizio mentalmente ad avvicinarmi al kick off, mantenendo la concentrazione fino al pregame. In questo modo arrivo alla gara con la carica giusta, pronto a liberare i demoni dentro di me e a sentirmi infinitamente libero mentre gioco. Una sensazione quasi indescrivibile il sentirsi naturalmente libero.

Parole emozionanti Enrico. Qual’è il segreto del famigerato “black wall” Pirates. Tu o qualcun’altro siete i perni di questa macchina perfetta, oppure è l’insieme a rendere cosi forte la defense di coach De Cunsolo?
Sarò onesto, non c’è un vero segreto nel “black wall”, il credo nostro è rigore, disciplina e combattere tutti insieme come una vera ciurma di pirati.
Non esiste e non ci sarà mai un mattone più importante degli altri, perché tutti noi siamo parte di quel muro che cerchiamo, snap dopo snap di rendere impenetrabile.
L’Enrico dentro all’arena lo conosciamo e rispettiamo tutti, ma c’è un Enrico fuori dal mondo football americano. Quali sono i tuoi hobby e cosa ti piace fare fuori dal gridiron?
Ovviamente in campo sono una persona e fuori invece mi sento come tutti gli altri. Ho molti hobby tra cui la moto, lavorare in palestra, fare viaggi, ma ora da poco ho qualcosa di meraviglioso, un figlio tutto da crescere.
Essere padre ha certamente modificato la mia routine, ma la domenica vedere mio figlio sugli spalti del Pirates field con la 46 addosso, mi da la carica (in campo e in palestra) per fare sempre di più, tutto per farlo divertire. Lui e i nostri tifosi.

Quasi 6 anni fa sei arrivato alla corte di coach Giuso Delalba, parlaci del famoso “Pirates style” ovvero l’ambiente tanto decantato dello spogliatoio pirata.
Tenendo in considerazione che io arrivavo dall’essere capitano dei Predatori, antagonista storica in Liguria dei Pirates, non sapevo bene cosa aspettarmi. Anzi avevo idea di fare il veterano che dispensava consigli e basta, per poi ritrovarmi in week 1 nuovamente capitano, questa volta del “black wall”.
Nessun pregiudizio nessun occhiataccia, un ambiente tanto positivo che amo paragonarlo alla Florida per i pensionati americani, ovvero un luogo dove si decide volontariamente di recarsi, dove si decide di mettere su casa, e si gode del tempo che si passa in questo meraviglioso posto.
Credo sia una vaga idea di come ci si senta nell’ambiente Pirates… in perfetta sintonia col mondo.
Enrico come vedi il futuro dei Pirates?
Vedo il futuro dei pirati spedito e a gonfie vele. Nonostante la battuta d’arresto di fine stagione sappiamo che il “program” di coach Giuso Delalba è ben definito e ottimamente supportato dal front office.
Il futuro immediato è sempre lo stesso per noi…vincere e salire di categoria.

Ultima domanda per te Enrico. Hai carta bianca, di quello che vuoi e che senti ai tuoi compagni di mille battaglie sul campo da football americano.
A loro voglio soltanto dire che ogni anno è un onore per me fare parte di questa ciurma e di poterla in parte condurla. Lavorate bene in palestra e sul campo questa estate mi raccomando, perché l’anno prossimo dovremo essere ancora più dominanti rispetto all’ultima stagione… come sempre amici miei… One, two, three…Black Wall!
GB